Fatiche del post-parto

Le fatiche del post-parto

Il post-parto è faticoso. Lo viviamo tutte in maniera diversa e non attraversiamo tutte le stesse difficoltà ma una cosa è certa: è faticoso.

Per quanto si possa arrivare preparate a questo momento, così come per il parto, la pratica può essere molto diversa da come ce la immaginavamo e, spesso, da come ce la raccontano. Anche in questo caso, ciò che conta è la consapevolezza di ciò che potrebbe succedere.

Subito dopo il parto

Nei momenti successivi al parto siamo drasticamente catapultate in questa nuova realtà. Nella migliore delle ipotesi ci ritroviamo con una pancia molle e rugosa che non si agita più e con un fagottino tra le braccia. Non è detto che scatti subito quell’amore assoluto del quale si sente tanto parlare. Abbiamo appena affrontato un parto. Magari siamo piene di punti e di dolori. Siamo appena nate anche noi. Tutte le emozioni sono valide.

Io ho affrontato due parti. Entrambi a 40+5, con cesareo d’urgenza dopo 14 ore di travaglio, ma, per scelta, in strutture diverse.

Dopo il primo parto

Nella mia prima esperienza mi sono ritrovata senza pancione agitato e senza bambina tra le braccia perché Camilla aveva bisogno delle cure della TIN, nella quale è rimasta per 3 infinite settimane. Mi sembrava di vivere in una bolla. È stato a dir poco tremendo.

Per mesi ho pianto raccontando del mio parto o alla vista di neonati. Mi ha salvata la psicoterapia, quando mi sono decisa che fosse arrivato il momento di farmi aiutare.

Dopo il secondo parto

Nella seconda esperienza, a settembre 2022, sono dovuta restare da sola durante il travaglio in ospedale. Poi io e Mariano abbiamo dovuto aspettare due ore per vedere Gaia perché in sala operatoria mi hanno sedata e quindi l’hanno portata al nido. Al nido erano troppo incasinati per portarcela subito. Dopodiché, nelle 60 ore successive sono sempre stata da sola con Gaia, tranne per le due ore in cui Mariano è potuto venire a trovarci. È stata davvero molto dura per me.

Fortunatamente ora la situazione negli ospedali è tornata ad essere quella pre-pandemia per quanto riguarda la permanenza dei papà in reparto.

La ripresa dal cesareo

Le mie riprese dal cesareo sono state molto diverse. La prima volta ho avuto tutto il tempo di riprendermi con calma. Ogni giorno facevo avanti e indietro dalla TIN e la sera mia mamma veniva a casa ad aiutarmi a lavarmi e a farmi le punture di eparina (Mariano mi aiutava con tutto il resto ma non ama particolarmente le siringhe).

La ripresa dal secondo cesareo è stata più sofferta, seppur altrettanto rapida. Doversi occupare di un terremoto di 3 anni e di una neonata è stato impegnativo, nonostante Mariano e i nonni. Per fortuna di entrambe, Camilla durante la settimana trascorreva le giornate a scuola.

Ricordo ancora perfettamente la notte in cui non volevo svegliare Mariano ma Gaia stava piangendo e nel tentativo di alzarmi da sola dal letto mi è scivolato il piede e stavo per cadere. Tremendo.

Perdite post-parto

Dal momento del parto fino a circa una quarantina di giorni dopo, ci sono le lochiazioni, che altro non sono che perdite di sangue che permettono all’utero di ripulirsi. Io ho provato sia le mutande di rete con gli assorbenti giganti che i pants (mutande assorbenti usa e getta). Per quanto nel post cesareo sarebbero stati più pratici gli assorbenti giganti, ho preferito utilizzare i pants perché me li sentivo fermi al loro posto ed ero più tranquilla. Dopo una decina di giorni sono passata ai miei soliti assorbenti notte.

Commenti e consigli non richiesti

Preparati. Perché commenti e consigli non richiesti arriveranno sempre, anche nei tuoi momenti peggiori o con le migliori intenzioni. E a volte sopportarli è proprio una fatica.

Io purtroppo non sono capace di dare risposte a tono però ho imparato a filtrare quello che mi viene detto. Inizialmente, povera ingenua, provavo addirittura a motivare le mie scelte o a dare spiegazioni ma ho capito che era fiato sprecato e soprattutto che le mie scelte (e quelle di mio marito) non sono affari altrui.

Non riporto l’elenco perché sarebbe pressoché infinito e non lo ritengo utile ai fini del post, ma sappi che ci sono svariati commenti e consigli su tutti gli argomenti affrontati. L’importante è ignorarli, a meno che non sia stata tu stessa a chiedere un parere.

Allattamento a richiesta

Un corretto avvio dell’allattamento è cruciale per il suo eventuale abbandono o proseguimento. Fermo restando che l’ultima decisione spetta sempre alla mamma, che deve fare ciò che è meglio per la propria serenità.

Io avevo raccolto tutte le informazioni necessarie durante il corso pre-parto e poi sono stata supportata dalla mia ostetrica. Ho allattato entrambe le mie figlie, solo che con Camilla facevo allattamento misto e con Gaia allattamento esclusivo a richiesta. Il concetto di richiesta e di esclusività lo rende parecchio faticoso.

Con l’allattamento misto, durante la notte o quando eravamo fuori casa, mi portavo il termos con l’acqua bollente e dei contenitori con la polvere del latte artificiale già dosata. A volte lo facevo per stanchezza, altre per l’imbarazzo di mettermi ad allattare davanti ad altre persone. Ed ero intercambiabile con chiunque.

L’allattamento esclusivo a richiesta è un’altra storia. Significa che in qualsiasi momento della giornata nel quale Gaia avesse fame, dovevo esserci io. Raramente si arrivava alle 3 ore e una poppata, soprattutto all’inizio, poteva durare anche mezz’ora. Adesso che ha 6 mesi fa tutto in una decina di minuti e, tra la scoperta del mondo che la circonda e l’introduzione all’alimentazione complementare, durante la giornata si attacca meno. Discorso a parte per la notte.

Rispondo io alla tue domanda o a quella di chi si impiccia: sì, se vedi che il bambino cresce come dovrebbe e prende preso ogni settimana significa che il tuo latte è sufficiente ed è nutriente tanto quanto basta. Anche se tuo figlio vuole attaccarsi ogni 90 minuti e ne sta attaccato 40. Magari ha bisogno di sentire la tua vicinanza o ha bisogno dei suoi tempi. Se hai dubbi o perplessità chiedi al pediatra.

La privazione del sonno

Essere privati del sonno è alienante. E non è come soffrire d’insonnia. Ci sono notti nelle quali sono così esausta da sentire il pianto ma metterci un po’ di tempo per riuscire a svegliarmi. Quando Mariano si accorge che ci metto un po’ più di tempo prova a calmarla lui ma quella che allatta sono io.

Inoltre lui poi lavora tutto il giorno mentre io attualmente sono ancora in congedo parentale e quindi ho più probabilità di riuscire a recuperare durante il giorno. Dico più probabilità perché non mi è sempre possibile riposarmi quando lo fa Gaia, sempre che riposi.

La strage dei capelli

È fisiologico. Dopo il parto, a causa degli ormoni, si inizia a perdere una quantità considerevole di capelli. Per questa ragione, sapendolo, a poche settimane dal parto sono andata a tagliarmi i capelli fin sopra le spalle e poi li ho sempre tenuti legati. La strage dura svariati mesi, non aiutata dalle manine che iniziano a tirare qualsiasi cosa capiti a tiro.

Io non prendo nessun integratore, prima o poi smetteranno di cadere in maniera così copiosa e ricresceranno. Ora, a 6 mesi dal parto, sembra che la situazione stia iniziando a migliorare.

Senso di solitudine e inadeguatezza

L’esclusività della diade madre-figlio porta con sé un senso di solitudine, pur essendo circondate da persone che ci vogliono bene. Soprattutto le prime settimane, le giornate sembrano tutte uguali, fatte di allattamento e cambi pannolino. Potrebbe venire da chiederti se stai facendo le cose nel modo corretto, se sei l’unica mamma a patire la fatica, se tornerai ad avere del tempo per te stessa, se riuscirai a liberarti di quella pancia molle che ti è rimasta, se riuscirai a guardarti il basso ventre allo specchio senza provare emozioni negative, lì dove c’è quella cicatrice che tanto ti ha fatto penare i primi giorni.

O almeno, queste sono alcune delle domande che io mi sono fatta. Quelle che continuo a farmi ancora oggi, che ritardando il rientro al lavoro col congedo parentale, è: ma come si fa a gestire tutto con due figli? E chi ne ha più di due? Sarò in grado di organizzarmi senza impazzire?

In base alla mia esperienza ti posso dire che quelle prime settimane sembrano infinite ma che passeranno prima che tu possa rendertene conto. Se stai bene e ti senti a tuo agio goditele, se invece le stai vivendo male o con angoscia sappi che presto passeranno e che parlarne con qualcuno potrebbe aiutarti.

Rapporto di coppia

Il rapporto di coppia, inevitabilmente, cambia e si scuotono gli equilibri. Lo stress dei primi mesi non aiuta e potrebbe causare poca pazienza e mancanza di voglia di compromessi. La mamma si dedica completamente al bambino e il papà porrebbe sentirsi messo da parte, quando invece magari ignora di essere elemento fondamentale nella cura e protezione della nuova famiglia.

Bisogna tenere duro e cercare di restare uniti. Potrebbero scatenarsi nuove questioni come metodi educativi, gestione delle visite, atteggiamento dei nonni e infinite altre. Abbiate la forza di parlarne con calma e di esternare le vostre emozioni per rendervi partecipi reciprocamente di quello che state vivendo. Noi abbiamo accusato molto il colpo nel passaggio da 2 a 3 e abbiamo passato dei momenti difficili, che man mano abbiamo cercato di affrontare. Non è sempre stato facile. Fortunatamente non ci sono stati particolari scossoni con l’arrivo della seconda bimba.

Il congedo parentale

Una cosa che sto vivendo con estrema difficoltà è il congedo parentale, in quanto mi vedrò costretta a rientrare al lavoro prima di quanto mi senta pronta a farlo, per una questione meramente economica. Il congedo parentale in Italia non è affatto in favore delle famiglie perché la retribuzione prevista è così ridicola che non tutti possono permetterselo (30% dello stipendio). Non conosco la legislazione per le lavoratrici autonome ma credo la situazione sia addirittura peggiore.

Il congedo parentale parte dai 3 mesi e un giorno del bambino (a seconda di come si è usufruito del congedo di maternità). Non so se hai presente un neonato di 3 mesi e un giorno. Peccato che io stia allattando e vorrei proprio sapere come avrei dovuto fare se fossi per forza dovuta rientrare subito. Usare il tiralatte? L’ho tirato diverse volte e la verità è che non sopporto il tiralatte e la quantità di latte che riesco a togliere è molto poca.

Per concludere sul post-parto..

Questo articolo era incentrato sulle fatiche del post-parto e quindi ho parlato solo di quelle che lo sono state secondo la mia esperienza. Ovviamente il post-parto non è fatto soltanto di queste cose negative ma credo che delle gioie se ne parli abbastanza già ovunque. Però esistono anche le fatiche ed è giusto condividerle per non sentirci sole.

Sì, le fatiche nel post-parto ci sono ma le supererai; e se dovessi sentirti troppo in difficoltà cerca di trovare la forza di tenere una mano in cerca di aiuto, lo troverai.

..ma non finisce qua

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